“Volti del Kosovo” è il titolo di una serie di fotografie realizzate durante il conflitto etnico in questa regione della ex Jugoslavia nell’agosto del 1998.
Fotografie tra gli abitanti spesso dei piccoli paesi che giorno dopo giorno e con il perdurare del conflitto armato, aumentavano le fila dei migliaia dei rifugiati di guerra.
Espressioni e sguardi pieni di dignità che racchiudono in se la vita e le istanze di chi all’improvviso ha perso i suoi riferimenti a causa della violenza che ogni guerra introduce in ogni istante della quotidianità umana. Ho voluto osservare rispettando la dignità di queste persone. Ho cercato di evitare ogni facile “spettacolarizzazione”. Volti ed espressioni che nella loro apparente silenziosa quiete, interrogano l’osservatore e lo invitano a vedere più in profondità la condizione umana di una precaria esistenza. Del resto ogni atto violento come è la guerra, costringe alla precarietà di una involontaria transitorietà.
La casa che non c’è più, gli amici che non si trovano, i cari che si perdono, il paese che si spopola, tutto quello che prima era solido e certo viene collocato per un istante nella dimensione dell’effimero. Appunto, quella nuova dimensione che si trasforma in una inedita linea di demarcazione della nuova vita del “rifugiato”. 
In questi volti c’è la dignità, la riflessione, la paziente attesa, il sorriso ed insieme, una velata tristezza che ti coinvolgono e ti interrogano come osservatore. In questo contesto l’obiettivo fotografico, chiamato ad incidere sulla carta immaginaria ogni lettera del racconto, si trasforma in quel strumento che ridà senso e dimensione alla condizione umana.
Back to Top