Palazzo delle Esposizioni ospita la prima mostra personale italiana del fotografo tedesco Ruediger Glatz, a cura di Alessio de' Navasques: un corpo di oltre sessanta immagini in bianco e nero dedicate a Pier Paolo Pasolini. Attraverso una visione clinica, quasi scientifica, che sembra rievocare una certa tradizione fotografica tedesca fino all'esigenza poetica di resa del reale della Subjektive Photographie, Ruediger Glatz incontra il grande intellettuale italiano in un processo di avvicinamento, di rifrazione e riflessione.
Usando quella "qualità magica" e imprevista della fotografia, che Walter Benjamin definisce "scintilla minima di caso", un’autenticità che il medium della riproduzione per antonomasia esprime come un incanto cristallizzato nel tempo, Ruediger Glatz è riuscito a documentare la forza dell'assenza nella performance Embodying Pasolini, presentata nel giugno 2021 negli spazi del Mattatoio di Roma. In un'azione in più tempi, l'attrice e performer Tilda Swinton e il curatore e storico della moda Olivier Saillard, hanno indagato nella monumentalità scultorea dei costumi di Danilo Donati, la memoria dei personaggi pasoliniani. La Swinton, con la sua fisicità, diafana e forte allo stesso tempo, guidata da Saillard, ha ricercato nei buchi del tessuto, nel vuoto delle pieghe di questi oggetti inanimati, nella loro percezione materiale e immateriale, l'essenza stessa della cinematografia pasoliniana. 
In mostra, come in un ciclo di affreschi, la storia per immagini dell'esperienza performativa: una "stanza" temporale che riflette il magnetismo e i momenti più intensi dell'azione, l'espressività nella materia dei costumi, la sacralità austera nell'atmosfera del Mattatoio, l'intimità e il dialogo nel backstage. L’esposizione prolungata o multipla della pellicola ha permesso al fotografo sdoppiamenti e riflessi, che restituiscono il tempo-spazio sospeso della performance nella trasfigurazione dell'attrice. La luce imprime il riverbero di una "personificazione" che non tocca solo i diversi personaggi, ma anche Pasolini stesso. Il contrasto con il nero svela la fragilità e l'instabilità dell'azione, il carattere intrinsecamente aperto del progetto fotografico.
Il fotografo ha ricercato quel punto di vista decentrato e marginale nell'idea pasoliniana di Roma come città-set, cercando quel fascino della verità anche nella rappresentazione del Tevere – luogo che ritorna della ritualizzazione del sacrificio di Accattone nella sua scommessa con la morte – sui cui argini rimangono attività fantasma e la nostalgia di ritrovi sociali ormai perduti. La sabbia, il paesaggio naturale delle dune di Ostia, conservano ancora il fascino di spazio aperto all'instabilità e alla trasgressione, intesa come capacità critica. L'essenza stessa dei luoghi, degli scorci solitari, della natura-cultura, come spazi denaturalizzati, ha generato così un personale atlante di miti ed emozioni, in una dimensione intima e letteraria, che ha portato Glatz a completare il suo viaggio nella casa bolognese, dove il poeta nacque, così come a visitare la Torre di Chia, ultimo amato rifugio dove scrisse Petrolio.
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