La Centrale Montemartini è stata il primo impianto pubblico di produzione di elettricità a Roma, sorto agli inizi del 1900 sulla Via Ostiense tra i Mercati Generali e la sponda sinistra del Tevere. La centrale fu inaugurata nel 1912 per volontà del sindaco Ernesto Nathan (1845-1921) e intitolata già dall'anno successivo alla memoria dell'Assessore al Tecnologico, professor Giovanni Montemartini. L'area prescelta per la costruzione della Centrale sorge su un terreno situato tra la via Ostiense e la sponda del Tevere, adatto dunque a un approvvigionamento continuo di acqua, necessario al funzionamento delle macchine. Era inoltre facilmente raggiungibile per via ferroviaria e stradale e si trovava al di fuori della cinta daziale e non era quindi non soggetta ad imposte sul combustibile. Al suo interno funzionavano affiancate turbine a vapore (non previste nel progetto originale) con relative caldaie, e motori diesel, tutti forniti dalla ditta Franco Tosi di Legnano. Il sistema di produzione misto permetteva di rispondere adeguatamente alle diverse necessità della domanda di consumo elettrico della città: le turbine garantivano il servizio continuo; i diesel venivano messi in moto negli orari di picco dei consumi. Alla fine degli anni ’30 si misero in cantiere nuovi lavori: fervevano i preparativi per l’Esposizione Universale di Roma del 1942, ed era quindi necessario provvedere ai consumi elettrici del quartiere espositivo che si stava erigendo a sud della capitale.
La centrale venne dismessa a metà degli anni ’60. Alcuni ambienti del complesso furono utilizzati come magazzini, altri abbandonati. Alla fine degli anni ’80, la dirigenza dell’ACEA decise di avviare una completa ristrutturazione dello storico impianto: la Sala Macchine e la nuova Sala Caldaie, con i relativi ambienti sottostanti, vennero trasformati in un Art Center e centro multimediale, mentre i restanti ambienti diventarono sedi di uffici, laboratori, e magazzini.
Una grande mostra, voluta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, avrebbe permesso di procedere ai lavori di ristrutturazione di ampi settori dei Musei Capitolini, senza sottrarre al pubblico le opere. I vasti spazi della Centrale Montemartini, scanditi dai giganteschi macchinari superstiti, furono considerati più che mai adatti per sperimentare nuove soluzioni museografiche.  L’Acea realizzò la trasformazione della sede a Museo, adeguando gli spazi alla nuova destinazione d’uso individuata e restaurando le macchine, mentre i Musei Capitolini curarono la mostra archeologica.
Due mondi diametralmente opposti, l’archeologia e l’archeologia industriale, furono per la prima volta accostati tramite un allestimento coraggioso, nel quale lo spazio fu organizzato in modo che gli oggetti preesistenti e ciò che si voleva mostrare rimanessero integri e non si snaturassero a vicenda. In sintesi un gioco di contrasti tra le Macchine e gli dei, che divenne il titolo della mostra, aperta al pubblico nell’ottobre del 1997.
L’interesse del pubblico e degli addetti ai lavori attratti dall’accostamento ardito sperimentato nella mostra consolidò la validità del nuovo spazio espositivo, tanto che da esperimento temporaneo si passò nel 2001 alla creazione di una sede permanente: il Museo della Centrale Montemartini.
La Centrale Montemartini a Roma Ostiense, su Archeologia Industriale.
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